
Orazio Sorece, già presidente del circolo provinciale Noi Riformatori Azzurri e candidato al Consiglio comunale di Avellino, è stato nominato membro della direzione nazionale dei circoli. La nomina per il direttivo, composto per lo più da parlamentari del Pdl, è arrivata la scorsa settimana quando il presidente nazionale dei circoli, l’onorevole Colucci, è intervenuto al convegno organizzato dai rappresentati locali ad Avellino.
Dottor Sorece, cosa significa per lei e per il suo circolo questa nomina?
«Sono assolutamente onorato e molto soddisfatto di quanto è accaduto. Voglio sottolineare come questo sia il frutto di tutto l’impegno e di tutti i sacrifici profusi da me e dalle tante persone che mi stanno intorno e che collaborano con me; è una soddisfazione di molti, di un gruppo coeso che ha costruito un circolo, quello irpino, che può essere preso oggi a modello per la sua attività».
Per le prossime elezioni, il circolo conta di quattro candidati al Comune e cinque alla Provincia. Qual è il bilancio della campagna elettorale svolta?
«Posso dire che è stata una campagna elettorale molto competitiva. Noi ce la stiamo mettendo tutta, forti della nostra compattezza e delle nostre idee. Mi spiace – aggiunge – che sia una campagna in cui è difficile confrontarsi sulle idee, sui programmi. Un lungo periodo pre-elettorale fatto di attacchi personali, un sistema che umilia e mortifica soprattutto i giovani che si affacciano alla vita politica. Noi, comunque, andremo avanti per la nostra strada».
C’è stato tempo e modo nel corso di queste settimane di spiegare all’elettorato i programmi, quali sono, secondo lei, le priorità per questa città?
«Da tempo ho detto una cosa molto importante: è necessario e fondamentale che ad Avellino ci sia l’università. È vergognoso – spiega - che la nostra provincia sia la sola, tra quelle della Campania, a non avere un polo della cultura. Oltre a Napoli, Caserta, Salerno e Benevento, anche territori come Grottaminarda o Nola hanno provveduto ad assicurarsi delle sedi. Non c’è bisogno di creare da subito un polo centrale, ma si può procedere passo dopo passo per portare un’istituzione così importante e fondamentale in una città, la nostra, che la merita a pieno. Storicamente non è mai stata fatta a causa della presenza di Fisciano a 35 km. Considerando sia l’andata sia il ritorno, gli studenti irpini hanno serie difficoltà in termini di tempo sottratto allo studio e di qualità della vita universitaria. Anche le loro famiglie, poi, devono sostenere delle spese non irrilevanti a causa di questa distanza dalle facoltà. Questa è certamente una risposta al problema della fuga dei giovani dai nostri territori; questione di cui si è parlato moltissimo in campagna elettorale e, rispetto alla quale, noi diamo una prima soluzione concreta».
L’università tra le prime esigenze del territorio, oltre a ciò, quali sono i capisaldi delle vostre idee?
«Bisogna prendere in mano la situazione della rete ferroviaria ad Avellino. Per arrivare da Roma a Napoli, ormai, ci vuole meno che da Napoli ad Avellino. Non vedo perché non si possa valorizzare e migliorare sensibilmente questo scalo che è in pratica solo merci, per ora. Il traffico, inoltre. La nostra è una città senza servizi, senza parcheggi, che non si adegua alla qualità della vita che le persone chiedono e meritano: la gestione del problema viabilità è stata assurda».
A proposito di ciò, l’opera del tunnel è uno delle più criticate in campagna elettorale, lei cosa pensa a riguardo?
«Un’opera faraonica di cui non c’era bisogna. Va bene il rinnovamento, va bene il progresso, ma con infrastrutture adatte e integrabili alla città».
Dottor Sorece, come diceva in precedenza, questa è stata una campagna elettorale competitiva, dai grandi numeri e dai molti veleni. Lei saprebbe riconoscere un merito all’Amministrazione uscente?
«Certamente, non è un problema. Io credo che il corso di Avellino sia un’opera positiva. Detto ciò, non possono chiedere di essere riconfermati perché gli errori amministrativi che commettono ogni giorno sono troppi e rischiano di distruggere quel poco di buono che fanno».